Il dilemma del bianco nell’acquerello

L’uso del bianco è un argomento sempre molto controverso tra gli acquerellisti. Per i puristi il solo e unico bianco consentito in un acquerello è quello della carta, tanto che per essere ammessi nella maggior parte delle rassegne e dei concorsi, questo criterio è fondamentale. Tuttavia, le cose stanno cambiando, come dimostra il fatto che uno dei più grandi acquerellisti contemporanei, Alvaro Castagnet, ha nella sua tavolozza il bianco di Cina di Daniel Smith. 

Personalmente penso che le regole nell’arte vadano conosciute per poterle infrangere. Del resto, preservare il bianco della carta sia per le alte luci che per ottenere i toni chiari presuppone una certa esperienza e non ammette il minimo errore. Certo, si possono usare il liquido di mascheratura e altri stratagemmi, ma si tratta pur sempre di metodi che hanno dei limiti.

L’artista deve sapere dove sono le alte luci e i toni chiari, e deve fare di tutto per preservarli, visto che l’uso del pigmento bianco non è consentito.

Tuttavia, i grandi acquerellisti del passato usavano regolarmente il bianco, e non solo per le alte luci, come spiega John Ruskin nel suo volume “The elements of drawing”, pubblicato nel 1857. Ecco le sue parole al proposito: 

Usa il bianco di zinco ben macinato per mescolarlo ai colori e renderli più chiari, invece di diluirli molto con l’acqua. Questo ti permetterà di sagomare le masse più pacatamente e di disporre i colori con più facilità”

John Ruskin

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